Economia

Aspetti economici

L´escursione sul monte Civillina può essere anche l´occasione per raccontare, osservando i luoghi, dell´attività economica praticata dalla popolazione che qui si è stanziata.
L´attività può essere proposta a ragazzi di scuola media.
E´ evidente che essa ha cercato di sfruttare le risorse che il territorio offriva:
gli ampi boschi
il sottosuolo
l´acqua del fondovalle
I primi coloni che popolarono stabilmente la zona furono i cosiddetti Cimbri, di origine tedesca (il termine deriva da tzimbar = lavoratore del legno), provenienti dai territori della Baviera e del Tirolo occidentale. Gli Euganei, i Veneti, i Longobardi sembra non siano mai giunti a stabilirsi nelle alte valli dell´Agno e del Leogra, fermandosi rispettivamente a Brogliano, Cornedo e a Magrè di Schio. Essi, poche famiglie, presero a disboscare, a roncare e rendere a coltura i pianori meglio esposti al sole e i declivi, resi meno ripidi con la costruzione di terrazzamenti (rive) sorretti con muri a secco (masiere): campi coltivati, prati e pascoli, sostituirono gradualmente una buona parte dei boschi e sorsero le contrade, raggruppamenti di case, stalle e tezze, addossate le une alle altre, letamai, orti e la fontana. Le principali colture erano l´orzo, il frumento l´avena a cui, verso il 1600 si aggiunsero la patata e il mais, L´orto forniva piselli, fagioli, cicoria, rape, cavoli, broccoli, cipolle, porri. La frutta era rappresentata da mele, pere, ciliege, fichi, uva, nocciole, noci e i frutti del bosco. Si allevavano vacche, pecore e capre che fornivano carne, latte, burro, formaggio e ricotta e il maiale di cui, come dice il proverbio, non si butta via niente. Si fabbricavano gli attrezzi agricoli e per l´uso quotidiano, forche, rastrelli, manici, cucchiai, secchi e mastelli, zoccoli, si filavano la lana e il lino, si tesseva e si faceva la maglia. La produzione che superava il fabbisogno domestico era destinata alla vendita.
Il bosco forniva la legna da ardere, il legname da lavoro (travi, assi da costruzione, per attrezzi da lavoro), legno per fare il carbone (attività del carbonaio) oltre ai frutti, già ricordati, e ad alimenti per gli animali (ghiande e faggiole per i maiali, cibo per le capre) e foglie per il "letto” degli animali. Forniva anche la selvaggina, tramite la caccia, che nei tempi passati era una attività importante per reperire le risorse alimentari necessarie per il sostentamento.
Il sottosuolo, ricco di minerali, favorì l´insediamento di minatori, stabile a partire dalla seconda metà del 1200, e il sorgere di attività di lavorazione del materiale grezzo.
La scoperta di acque con qualità terapeutiche fece sorgere anche una attività di produzione e vendita delle stesse.
Attualmente queste attività non costituiscono più una fonte primaria di reddito per le famiglie, qualcuna è ancora marginalmente praticata come fonte integrativa del reddito. E´ in corso un continuo spopolamento, sempre più edifici vengono usati come seconda casa o sono abbandonati e il bosco piano, piano si sta riprendendo i terreni abbandonati.

I Approfondimento

Nei tempi passati il castagno era un albero molto importante:
• la castagna, più che un frutto era un vero e proprio alimento. I "maronari”, alberi innestati con varietà di frutti più grossi e buoni, erano piantati ai margini del bosco e prima dell´apertura dei ricci e la naturale caduta dei frutti, i ricci venivano abbattuti con lunghe pertiche. Venivano poi raccolti e ammassati (risolara) perchè i frutti si conservano meglio se lasciati all´interno del loro involucro protettivo, in modo da poterli utilizzare per un periodo più lungo. Erano particolarmente adatti per venire arrostiti al fuoco, ponendoli in una particolare padella con il fondo a fori e un manico lungo per poterla maneggiare rimanendo ad una distanza adeguata dal focolare (paela par maroni). Le castagne invece erano consumate preferibilmente bollite in acqua, seccate (straca-ganase perché bisognava rigirarle a lungo, in bocca, per ammorbidirle e poterle poi masticare) e macinate per farne farina.
• Il legno era usato per mobili, botti, sostegni nelle vigne. La Repubblica di Venezia usava i tronchi dei castagni "selvatici” (cantili) per le fondamenta e per gli ormeggi in laguna essendo un legno resistentissimo in acqua e all´umido; per lo stesso motivo era impiegato nelle gallerie delle miniere per travature e sostegni, come si può ancor oggi vedere in una miniera situata nel versante nord del monte Civillina. Il castagno non è un buon legno da ardere a causa del suo alto contenuto in tannino, composto che è comunque solubile in acqua. Volendolo utilizzare, esso deve essere ridotto a pezzi e lasciato esposto alle intemperie per un certo tempo affinché l´acqua sciolga il tannino e ne migliori la combustibilità. Nella nostra uscita abbiamo avuto occasione di fotografare una di queste cataste, al limitare del bosco.

II Approfondimento

Qualche decina di metri sotto al rifugio Fonte Civillina vi sono i ruderi di quella che un tempo era la fonte di un' acqua medicinale che godette di una certa notorietà. Lo scopritore fu il signor Giovanni Catullo, nel 1784, da cui il nome di Fonte Catulliana, e su di essa il dott. Fieramonte Pasini di Schi compì i primi studi, seguito poi da altri. L´acqua risultò una delle più ricche di ferro en arsenico che si conoscano. Il signor catullo volendo trarre profitto dalla fonte, fece eseguire le opere di presa con una galleria scavata nell´argilla arsenicale, che porta alla base della roccia porfirica da cui l´acqua esce e un bacino di raccolta. Davanti venne costruito un edificio e in seguito, un secondo edificio più grande che al piano terreno aveva una grande vasca di raccolta, per l´imbottigliamento. Nel 1817 il governo austriaco ne autorizzò la commercializzazione. Essa era venduta nelle spezierie come cura per la "povertà di sangue”.
Un´altra fonte similare fu in seguito aperta una decina di metri più in basso e provvista di galleria e bacino di raccolta. Essa venne denominata fonte Civillina o Chilesotti. (l´edificio è stato ristrutturato dai proprietari)
Un´ultima fonte si trovava in coincidenza di contrada Retassene, sopra alla strada. L´argilla arsenicale con la quale l´acqua medicinale veniva prodotta, veniva scavata in una galleria situata qualche decina di metri sopra, ancor oggi visibile. L´acqua arsenicale veniva preparata facendo percolare ripetutamente dell´acqua attraverso uno strato di argilla arsenicale, dopo che questa era stata battuta e lasciata esposta al sole. L´acqua veniva poi raccolta e imbottigliata. Queste ultime notizie ce le ha fornite il signor Peretto Remigio, attuale proprietario della fonte di Retassene che fino al 1960 ha continuato a produrre, presso la fonte Catulliana, 200 - 250 litri all´anno di acqua ferrugginosa arsenicale. Egli abita in Contrà Retassene ed è un abile e appassionato apicultore con vendita di miele al pubblico

Galleria